Autore: Amélie Nothomb
Anno di pubblicazione: 2001 (Francia), 2003 (Italia)
Casa Editrice: Voland
Giudizio complessivo: ❤️❤️❤️❤️❤️

Leggendo questo libro mi sono sentita scossa nel profondo, come se mi avessero afferrata per il colletto insieme a quella sensazione di stretta viscerale che non mi ha lasciata andare finché non ho finito. “Cosmetica del nemico” di Amélie Nothomb è proprio così: si divora in poco più di un’ora, ma il fiato corto che lascia dura molto di più.
L’impianto narrativo è volutamente minimo, quasi da esperimento in laboratorio: un aeroporto, un volo in ritardo, e due uomini seduti fianco a fianco. Da una parte Jerome Angust, uomo d’affari algido e composto, dall’altra Textor Texel, un signore invadente e incontenibile, capace di trasformare due poltrone di plastica in un ring senza vie di fuga.
Ciò che comincia come una banale scocciatura da sala d’attesa si trasforma, pagina dopo pagina, in un vero e proprio processo, con Angust nei panni, insieme, dell’imputato e del giudice.
Il vero colpo di genio di questo romanzo breve è la capacità di rendere il lettore complice del proprio disagio. La Nothomb scrive con una precisione quasi clinica: frasi brevi, dialoghi serrati, nessuna concessione al superfluo. Il risultato è un effetto di cattura fisica, non puoi alzarti da quella sedia, esattamente come non può farlo Angust. Ogni battuta di Textor è un affondo calcolato, e il lettore si ritrova a subire lo stesso assedio verbale del protagonista, incapace di distogliere lo sguardo da una conversazione che si fa sempre più insostenibile.
Dietro l’apparente stranezza del dialogo, quasi da commedia dell’assurdo, la scrittrice belga scava senza pietà in alcune delle nostre paure più radicate. Textor non è un semplice seccatore casuale: è la proiezione di tutto ciò che Angust ha scelto di rimuovere. Il romanzo si interroga su quanto siamo disposti a rinnegare pur di non riconoscere la parte più oscura di noi stessi.
Nessun successo, nessuna rispettabilità acquisita nel tempo può davvero cancellare un errore del passato. Prima o poi quel conto in sospeso si ripresenta, spesso nella forma più inaspettata e sgradevole possibile.
Non servono trame elaborate né grandi cast di personaggi per costruire una tensione da thriller psicologico. Bastano un ritardo aereo, due sedute vicine e la forza corrosiva delle parole, usate come un’arma.
“Cosmetica del nemico” funziona perché sovverte le aspettative del lettore e lo lascia senza appigli. È un romanzo scomodo, disturbante, che ferisce proprio nel momento in cui sembra solo intrattenere, e per questo va letto tutto d’un fiato, senza interruzioni. Una lettura da consigliare a chi cerca narrativa psicologica capace di colpire senza sconti.
Gabriella Di Crescenzo