Un omicidio a Novembre

Autore: Simon Mason

Anno di pubblicazione: 2024

Casa Editrice: Sellerio

Giudizio complessivo: ❤️❤️❤️❤️🤍

Se pensate che il giallo accademico britannico si sia esaurito con l’ispettore Morse o con le classiche cene con delitto nei college di Oxbridge, è arrivato il momento di ricredervi. Con “Un omicidio a novembre“, pubblicato in Italia da Sellerio, lo scrittore britannico Simon Mason prende la tradizione del police procedural inglese, la scuote con forza e le cuce addosso un’ironia tagliente e una modernità spiazzante.​

Un sontuoso ricevimento al Barnabas Hall di Oxford, un miliardario intoccabile e, nel bel mezzo del santuario accademico, il cadavere di una donna sconosciuta con il volto sfigurato dal terrore.​ A districarsi tra manoscritti preziosi, sfarzo cieco e segreti di copertina ci pensano due detective legati solo da un tragicomico omonimo destino burocratico: Ryan, ruvido outsider dei sobborghi, e Ray, principe impeccabile delle élite. Quando i mondi che non dovrebbero mai sfiorarsi collidono nella nebbia di novembre, l’indagine diventa lo specchio spietato e ironico di un paese diviso a metà.

Non è il solito omicidio in biblioteca polverosa: è un romanzo che affonda le mani nelle contraddizioni della Gran Bretagna contemporanea, regalandoci una delle coppie investigative più riuscite e magnetiche degli ultimi anni.​

Lo stile lo possiamo definire una perfetta alchimia tra humor nero e ritmo serrato. ​La cifra stilistica di Mason è indubbiamente il suo passo narrativo, agile e brillante. L’autore non si perde in descrizioni barocche o compiacimenti accademici, al contrario, usa la scrittura tagliente per smascherare le ipocrisie delle élite.​

Tutto questo si regge su un equilibrio sottile: da un lato c’è la precisione geometrica dell’indagine classica, dall’altro una voce narrante intrisa di humor britannico graffiante. Mason sa alternare momenti di autentica tensione investigativa a dialoghi fulminanti, dove ogni battuta è un duello verbale. La lettura scorre che è un piacere, ma lascia sul palato quel retrogusto amaro tipico delle migliori storie di confine sociale.​

​Il vero motore propulsivo del romanzo è il rapporto tra i due protagonisti, uniti (e costretti a collaborare) da un esilarante quanto grottesco equivoco burocratico legato esclusivamente al cognome: Wilkins. ​

Ryan Wilkins: è il cuore pulsante e ruvido del libro. Bianco, cresciuto in un campo di roulotte alla periferia di Oxford, padre single, allergico alle regole e con una profonda allergia per chiunque indossi una cravatta o appartenga al mondo dei privilegi. Ryan è imperfetto, stanco, spesso frustrato, ma dotato di un intuito formidabile e di una profonda umanità, specie nel suo goffo tentativo di essere un buon padre.​

Ray (Raymond) Wilkins: l’esatto opposto simmetrico. Nero, proveniente da un background privilegiato, laureato al prestigioso Balliol College, impeccabile, elegante, misurato e considerato una stella nascente della polizia, destinata a grandi carriere.​ Il loro scontro non è mai macchiettistico, ma diventa lo specchio di un paese diviso in caste. Vederli lavorare fianco a fianco, smussando gli angoli, studiandosi e finendo paradossalmente per rispettarsi, è uno dei piaceri più grandi della lettura.

Nessuno dei due è un cliché bidimensionale: le loro debolezze emergono pagina dopo pagina, rendendoli incredibilmente reali.​

L’ambientazione, la doppia anima di Oxford, gioca un ruolo da co-protagonista assoluta. Oxford non è solo una cartolina fatta di guglie gotiche, prati verdi e biciclette che sfrecciano nella nebbia. Mason ci mostra due Oxford che non si parlano mai: da una parte c’è il Barnabas Hall, un mondo chiuso, blindato, elitario, fatto di stanze ovattate, segreti accademici, manoscritti preziosi, miliardari e intoccabili che vivono in una bolla dorata, dall’altra c’è la Oxford reale, quella dei sobborghi, delle difficoltà economiche, dei campi caravan e delle strade battute dalla pioggia autunnale (da qui il titolo, che evoca perfettamente la malinconia plumbea del mese). Il contrasto visivo e atmosferico è reso così vividamente da sembrare quasi di avvertire l’umidità della nebbia inglese sulla pelle e il disprezzo silenzioso dei corridoi universitari.​

​”Un omicidio a novembre” non è semplicemente un buon giallo, è un romanzo intelligente, divertente, che usa il genere per raccontare il classismo, le disuguaglianze e il peso delle origini, senza mai appesantire la narrazione.​ Simon Mason ha dato vita a un microcosmo investigativo di altissimo livello.

Se amate i romanzi corali, i duelli verbali fulminanti e le indagini dal sapore britannico ma dal passo contemporaneo, questo libro merita assolutamente un posto d’onore sul vostro comodino.