Autore: Antonio Lanzetta
Anno di pubblicazione: 2025
Casa Editrice: Newton Compton
Giudizio finale: ❤️❤️❤️❤️🤍 (4/5)

C’è un momento preciso, durante la lettura di un thriller di razza, in cui smetti di guardare l’orologio e inizi a sentire il peso dei personaggi sulle tue stesse spalle. “L’educatore” di Antonio Lanzetta non è solo un libro: è un’esperienza emotiva destabilizzante che conferma come, talvolta, le penne più affilate e autentiche si muovano lontano dai riflettori dei grandi premi istituzionali, tracciando un solco profondo nel panorama editoriale italiano.
Il silenzio di Raito, frazione gioiello che domina la costiera, viene squarciato da un omicidio che sembra un’esecuzione rituale. Il giudice Borrelli viene ritrovato senza vita nella sua auto: a ucciderlo non è stata una pallottola, ma il colpo sordo e industriale di una sparachiodi. Sul cruscotto, un enigma tracciato con il gesso: una sequenza di numeri che sembra un messaggio in codice per chi sa ancora leggere nell’oscurità.
Per il vicequestore Fausto De Santis, quel delitto è un colpo al cuore. Insieme all’ispettrice Ferri, si ritrova davanti a una scia di sangue che inizia a colorare di nero le strade di Salerno, seguendo un filo invisibile che porta dritto a un fantasma del passato: l’Educatore. Il problema è che l’Educatore, il serial killer che ha terrorizzato la zona anni prima, è morto da tempo. Oppure no? Mentre i cadaveri aumentano e quei numeri di gesso continuano a comparire come una macabra firma, De Santis deve affrontare il dilemma più atroce per un uomo di legge: anni prima è stato condannato un innocente, permettendo al vero mostro di restare nell’ombra, o qualcuno sta mettendo in scena un tributo di morte per risvegliare vecchi incubi? Tra segreti sepolti e una verità che scotta più della sabbia al sole, De Santis dovrà scavare nel fango di un caso che credeva chiuso, mettendo a nudo le colpe di una città e, forse, anche le proprie.
Lanzetta abbandona gli elementi sovrannaturali dei lavori precedenti per abbracciare un realismo sporco, poetico e implacabile. La sua è una scrittura di altissima qualità, capace di trasformare la provincia in un personaggio a sé stante, vibrante e spietato. Ogni frase è calibrata per colpire dove fa più male, con un’eleganza stilistica che lo pone diverse spanne sopra molti colleghi più blasonati. È una penna che non ha bisogno di artifici: gli basta la verità dei sentimenti, anche quelli più oscuri.
Il cuore pulsante dell’opera sono i suoi protagonisti. Non siamo di fronte a macchiette del genere noir, ma a esseri umani fragili, spezzati e terribilmente veri. L’intensità dei personaggi è tale da generare un’empatia dolorosa; le loro scelte, i loro traumi e la loro ricerca di una redenzione impossibile ci portano a commuoverci quando meno ce lo aspettiamo. Non è comune che un thriller riesca a far piangere, ma Lanzetta scava nel dolore con una sensibilità rara, rendendo la suspense un contorno a una tragedia umana molto più profonda.
Il ritmo è una morsa che si stringe costantemente. La tensione non deriva solo dall’azione, ma dall’attesa dell’inevitabile. È un thriller che va dritto al cuore, senza deviazioni, portandoti verso un finale che non regala facili consolazioni. Una volta chiusa l’ultima pagina, la sensazione è quella di un vuoto assurdo: quel tipo di silenzio che resta dopo un urto violento, quel senso di mancanza che solo i grandi libri sanno lasciare.
Con “L’educatore”, Antonio Lanzetta cammina a testa alta nel pantheon dei grandi narratori contemporanei. È un ritorno alle origini del noir, dove il mostro non è sotto il letto, ma dentro di noi. Un romanzo necessario per chiunque cerchi nel thriller non solo un passatempo, ma una lettura che scuota l’anima.
Gabriella Di Crescenzo