Autore: Alessia Gazzola
Anno di pubblicazione: 2024
Casa Editrice: Longanesi
Giudizio complessivo: ❤️❤️❤️🤍🤍

Esistono libri che richiedono una seconda possibilità, o meglio, una paziente attesa. Per chi, come me, non annovera il cozy crime tra le proprie corde abituali, l’approccio con l’ultima fatica di Alessia Gazzola, “Miss Bee e il cadavere in biblioteca”, è stato un percorso in salita, culminato però in una piacevole sorpresa.
Non è un segreto, il genere “cozy” spesso rischia di apparire eccessivamente ovattato a chi cerca nel giallo tensione o oscurità. Ammetto che, nelle prime pagine, la sensazione di noia è stata tangibile. La trama sembrava muoversi con estrema lentezza, quasi adagiandosi su binari troppo rassicuranti. Tuttavia, superato lo scoglio iniziale, il romanzo ha svelato la sua vera natura, trasformando quella che sembrava una lettura faticosa in un’esperienza decisamente piacevole.
La penna di Alessia Gazzola, tra fluidità ed eleganza:il vero punto di forza dell’opera risiede innegabilmente nella scrittura della Gazzola. L’autrice conferma una maturità stilistica invidiabile, la sua prosa è estremamente scorrevole, ma mai banale. Si avverte una cura quasi artigianale nella scelta dei termini, che a tratti sfocia in un registro piacevolmente forbito e ricercato, senza però risultare mai pesante o anacronistico. È un equilibrio raro riuscire a narrare con leggerezza mantenendo un’eleganza lessicale che nobilita la lettura.
In “Miss Bee e il cadavere in biblioteca”, il giallo in sé, il ritrovamento del corpo, l’indagine, l’enigma, funge da puro pretesto narrativo. Il cuore pulsante del libro non è il “chi è stato”, bensì il “chi siamo”. La Gazzola utilizza il delitto come un reagente chimico per analizzare la società dell’epoca e, soprattutto, la complessa rete di rapporti che lega i personaggi.
Beatrice Bernabò, la nostra Miss Bee, non è solo una detective per caso, ma è la lente d’ingrandimento attraverso cui osserviamo le ipocrisie, le ambizioni e le fragilità di un microcosmo ben delineato. I comprimari non sono macchiette funzionali alla trama, ma figure dotate di una loro profondità che si muovono in un contesto storico ricostruito con grazia e precisione.
Nonostante le mie iniziali resistenze e qualche riserva personale legata a un genere che continuo a sentire lontano dai miei gusti prediletti, non posso che promuovere il romanzo. È un libro leggero nell’anima, ma solido nella forma.
“Miss Bee e il cadavere in biblioteca” è una lettura che consiglio non solo agli amanti del giallo classico, ma anche a chi cerca una storia di personaggi e di costume, scritta con una maestria che sa come ammaliare anche il lettore più scettico. Una conferma che, a volte, la qualità della scrittura può superare ogni barriera di genere.
Gabriella Di Crescenzo